sabato 4 gennaio 2014

OMO TRANS BIFOBIA E CIAO ANDREA

Molti si saranno chiesti cosa significhi LGBT.
Semplice: sono le iniziali riferite al movimento Lesbiche, Gay e Trans.
Pochi però si accorgono che viene quasi sempre omessa la B.
Nel senso che è comunemente accettato che quella B sia lì, tra quelle lettere, così, tanto per esserci e basta, come semplice congiunzione, omissibile.
Non è già normale che questo avvenga nel mondo dei non appartenenti al mondo LGBT.
Il fatto che lo stesso movimento per i diritti di genere però ignori quella lettera è assai grave.
Loro stessi, gay, lesbiche e trans, riuniti in gruppi, associazioni, centri aggreganti, che si battono contro omofobia e transfobia, praticano la bifobia senza rendersene conto.
Se quella B è nascosta, dimenticata, non notata, abrasa nel mondo degli eterosessuali, allo stesso modo viene occultata dagli stessi che scendono in piazza, organizzano petizioni, chiedono, giustamente, diritti per loro stessi.
Bifobia applicata e perpetrata allo stesso identico modo da omofobi e persone LGT.
B sta per Bisex, cioè i nascosti dei nascosti, coloro che, quasi universalmente, pare non esistano.
E' talmente forte la rimozione sociale della bisessualità, tanto che pare cosa normalissima definirli con l'indefinibile; così diventano "gli etero curiosi" o "moderni", "finti gay" o "sporcaccioni e basta", fino a giungere a "ma sì, sono finocchi che ogni tanto vanno pure a donne".
Abrasione a tal punto che si mette finanche in dubbio che il bisex esista davvero.
Provate a cercarlo un cartello che rivendichi i loro diritti tra le immagini e i filmati dai vari gay prides & manifestazioni associate.
Provateci.
Il bisex è il maledetto tra i maledetti; è quello che se è donna allora il marito, il compagno, il fidanzato, la società intera può darsi che non si facciano problema, a volte la cosa li eccita pure, un maschio che si arrapa guardando la propria donna che fa sesso con un altra donna è accettabilissimo, anzi è desiderio tra i primi nell'immaginario dell'etero.
Se il bisex è maschio allora la situazione cambia, perché un maschio che va a maschi non va bene, fa crollare di botto il desiderio della sua donna, diventa cosa da lasciare, un frocio che non ha più il diritto di essere voluto bene.


"Che scherzi gioca all'uomo la Natura" e il mercato delle etichette.
Che squallore di moltitudine omologata a imporre codici a barre, definire secondo il proprio metro di desiderio, le proprie voglie, l'immaginario personalismo, l'egotico più basso.
Il Bisex deve allora inventarsi strategie sottili per esserci come persona: negarsi, marchiarsi così come lo vogliono, cancellarsi e far finta di non esistere.
Se si chiede seriamente ai Bisex che cosa desiderino, i più non sanno [o non vogliono] rispondere, ti dicono pure che la scelta tra una cosa e l'altra [la chiamano 'cosa', non la nominano] non è importante, anzi è secondaria, magari non esiste neppure, forse è solamente, dicono sempre loro stessi, una deviazione, così si trascinano auto mascherati e censurati dai loro stessi fratelli e sorelle.
Insomma, è diventato assioma assoluto l'affermazione "il Bisex non esiste".
Lottano contro l'omofobia, la transfobia, ma ignorano la bifobia e la applicano al loro stesso interno.
Diversi che diversificano tra i diversi.
Ci si dimentica troppo spesso che l'amore non ha nulla a che spartire con l'orientamento della carne.
L'amore orienta esattamente per dove deve: all'Altro.
Non c'è distinzione di desinenza, peluria o reggiseni abbondanti, mutande Calvin Klein con l'elasticone o divise in cuoio e fruste, percorsi di cambi genere o ormonali; l'Amore non conosce questi confini. non frequenta macellerie, non acquista sottofiletto o trippa.
E' l'Amore, punto e basta.
E' l'atto rivoluzionario più potente che esista, basta poco ad esserci dentro, tutto sta nell'allungar la mano, quando lo si sente, e carezzare; il desiderio di Bene non vive, nè dimora in classificazioni, dirompe così come è giusto che sia, miracolizza e sustanzia, strappa tutte le etichette dai prodotti esposti sugli scaffali dell'ipermercato globale della mediocrità umana.
E' la benedetta tempesta perfetta, che ha un nome: affettività.
E' guardare il Volto dell'Altro e piuttosto che averlo, essere quel Volto.
Ma troppe stazioni Termini e binari 10 ci frequentano il cuore, abbiamo per amici mazze e coltelli, pugni e bastoni.
Altrimenti Andrea non sarebbe stata massacrata.
Neppure ridotta semiparalizzata.
Avrebbe trovato un fidanzato.
La sua famiglia avrebbe richiesto almeno la salma.
E nessuno oggi sarebbe meravigliosamente meravigliato di un'omelia funebre, nella quale l'officiante parlava di lei "dandole del lei".
Non c'è alcuna gioia conquistanta in quel "lei" in chiesa.
Non ci sono rose bianche a pulire le macchie di merda e peste che abbiamo nel DNA.
E' tutto gia avvenuto.
Ciao Andrea.


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domenica 27 ottobre 2013

KUBELKA: DEL MANGIARE IL CINEMA


 

Quando uno dei miei Sensei cominciò ad insegnarmi gli istanti infiniti, fu difficile non solo apprezzare il lessico dell'ossimoro paradosso, eppure lui era il mio Terzo, dovevo esserne abituato.
Decostruire il Tempo, affrontare in ZaZen presente l'incedere prima della lancetta dei secondi, poi passare ai minuti per arrivare a vedere, in una giornata intera, la sfera delle ore correre sul quadrante di un piccolo orologio da donna a carica manuale.
Passò poi, dopo qualche mese, ad indossarlo Sua Venerabilità, sedeva davanti a me ed io, senza distrazione d'occhio alcuna, dovevo, nell'immobilità presente, vedere quello scorrere circolare orario, solo la minuta lancetta.
Di volta in volta, il Sensei, si allontanava sempre di più, arrivo' a togliere le lancette dei secondi e minuti, lasciando le ore.
"Guarda il Tempo circolare!".
Fino a coprirlo, l'orologio, con la manica del Kesa, guardavo il Tempo circolare.
Smontarti pezzo dopo pezzo, riporre ordinatamente i componenti davanti al tuo Zafu, osservarli, senza fretta, nudo d'intenti, abbattere meticolosamente l'impalcatura/cattedrale nel deserto della facciata, quella che ti gira intorno a 360°.
Distruggere quei motorini della meccanica acquisita, toccare con mano ferma il moto Browniano, realizzare la negazione dell'Uno matematico e metafisico: sentirsi.
I Sensei sono tutti pazzi, ti offrono la Struttura della Magia come un bicchiere d'acqua fresca in un Ferragosto rovente, dopo che ti sei fatto di pizze fritte e leccato sale per capre, senza una parola in più: bevi!
"Signore!", diceva il giornalista al Santo, "stia attento, il té che mi sta versando trabocca dalla ciotola, cade nel piattino e gocciola a terra..."
Fino a quando la tazza sarà piena, come la tua testa, del tè non capirai nulla.
"E' nel vuoto del vaso che sta il senso dell'uso, è nello specchio vuoto l'Essenza dello specchio sè stesso."
Eppure arrivavo preparato da un buon insegnante di Didattica, che tutto mi aveva dato di Ivan Illich.
Assaporare in frequenza il Paradosso per pulirsi è dolorosamente necessario.
Altrimenti resta dormiente e non preoccuparti oltre, vivi solo il tuo sonno eterno in questa vita cieca, sorda e muta, come te.

 

Peter Kubelka è del 1934, figlio di musicisti e cuoche viennesi, eccellenti cuoche.
Diligente nello studio, preferisce però  le dure discipline delle arti marziali, determinato diventa campione di lancio del disco.
Fino a che incontra il Cinema.
Dice:"per quindici anni ho pensato solo a questo, poi ho deciso di despecializzarmi, perché non mi piace il big bang che stiamo vivendo, in cui ognuno di noi si dedica ad una sola forma di espressione, ho deciso di fare di tutto e di farlo come piace a me, sperando poi che piacesse anche a qualcun altro."
In quindici anni di duro lavoro cinematografico, Kubelka ha prodotto film che proiettati uno dietro l'altro occupano all'incirca venti minuti in totale.
Brian Eno, per lui e solo per lui, ha progettato e realizzato a New York una sala di "visione immersiva": poltrone con capottine che isolano lo spettatore dai vicini, auticolari olofonici, disposizione dei posti ad anfiteatro e soprattutto schermo orientabile a 180°, diagonalizzabile, flessibile, polimorfico.
La sala è aperta 24/24.
Kulbelka non guadagna con suoi film: "per 14 anni non ho avuto un soldo in tasca"; così a metà degli anni '60 si trasferisce negli Stati Uniti ed inizia a partecipare ai più importanti eventi/stages del cinema d'avanguardia: è co-fondatore dell' Anthology Film Archive ed è parte del direttivo della Filmmakers Coop di New York, nonchè docente in una cinquantina di università tra cui Harvard.
E' titolare a Francoforte di una cattedra che ha ribattezzato  «Classe di insegnamento di cinema e cucina come forma artistica».
Durante le proiezioni dei suoi lavori, eventi che chiama ad esempio "Metafora del Mangiare", usa il cibo come mezzo di comunicazione, partendo magari dalla pasta.
Il cibo come "il più antico mezzo di trasmissione" viene usato in interventi pratici di culinaria; "nell' arte della cucina le espressioni sono tridimensionali come in architettura, ed è la bocca in questo caso l' organo più idoneo per la misurazione degli spazi."
Così, la pasta diventa architettura per la bocca e se al dente, si misura meglio.
Nel suo è "Il Cinema Metrico", la pellicola è "unità di misura essenziale per partiture formate di contrappunti visuali e sonori."
Ogni suo fotogramma è impressionato singolarmente .
Cinema mangiabile, film brevissimi, pubblicità per birra, porno estremo eluso alla vista chiara, memorie per l'Umanità, tra una forbice, bisturi e consevazione delle Opere in perenne stoccaggio alla Cineteca di Vienna che ha fondato.

Lucio Galluzzi
C2013CCL


Bibliografia:
click sui links


Arnulf Reiner, 1960

Monument Film, 2012/2013, con intervista a P. Kubelka 

Referencias experimentales, FactFest, 2013

Pause! #1

Pause! #2

Offenbach 

Unsere afrikareise 1966 - Part 1 

Unsere afrikareise - Part 2 

 



 




sabato 26 ottobre 2013

COMPOSTA MARINA!

Caro amico mio che non ci sei non ci sei mai stato non ci sei mai voluto essere in essere ma solo apparire per il te stesso spesso troppo spesso per il sesso stesso qua e là speso senzamore ai margini dell'uragano che tutto prendono e scaraventano come le vacche negli USA piovevano rovinose.
Non sei spendibile gli oggetti hanno fatto la 'loro' Storia altrui gli altrui nessuna Storia sei senza Storia un solito seminato insolido binari dai quali non esci mai frase fatta sorpresa zero sorriso negato scampi sempre scampi purtroppo alle raffiche di mitra coturnato non Achille che il tuo tallone è saldo non lo svendi cammini pesante a calci scosti i morti non li vedi fai rumore schizzi e fotti piangi poppi latte lo dice da troppo tempo che si vuole ammazzare sono anni che lo dice.
Il morto non crede al morto vivo specchio delle mie brame riflesso caduto nell'acque oh come sei bello or c'affoghi di beltade solo dante mai prendente.
Eppur sarebbe Arte l'impalata tua issato per l'ano su a creste Carpazi contro turchi finalmente finito a far paura una benedetta volta davvera utile.
Non è spendibile la presenza.
Non c'è monetizzazione nell'esserci ancora.
Non ha mercato l'ostinazione didattica.
Come dare perle ai porci una volta passi anche la seconda comincia a puzzar di Satana la terza son coglione io.
Occorre urge andarsene presto.
Nascondere tesori da Occidente a Oriente.
Restituire al Buddha lui stesso.
Krisnamurti smise di parlare quando nacque quel tizio.
Nonunasolaparolaperventicinqueanninonunasolaparola.



Non c'è altro da impegnare in questo ultimo atto se non carne personale la fattezza esteriore neppure più corpo è morto il proletario pure cancellato in eterno nessuna piazza via chiesa cortile spiaggia sala distesa di sale Balkan pallida senzorizzonte sensoriale macchiata in lunga fila zafferano rosso sangue monaci in Burma sfilano alla pioggia scalzi sotto macete BANG s'infuocano oh devi pulire lo schermo Iphone con dovizia di particolare meticoloso lasciando zero traccia rispondere alla chiamata tatto d'orecchio risporca pulire di nuovo l'hai toccato cancella sono unti i polpastrelli dovresti tagliarli lavarli disinfettarli toglierli sostituirli limare unghie staccarle UV evitare contatto di coseoggettipersoneamorilabbra tappartiorecchie mettereinsalamoial'uccello preservarti creoline chiuderelefinestre SHHHT cazzo!
L'Arte è il movimento preciso staccato dall'Anim lasciato libero agente incondizionato senza critico presentazione dibattito pre post traduzione così come esce a cadere totale incurante tribunali di forma giudizio sostanza.
L'Arte è Anima di una vita offertorio pubblico nulla nascosto/rappresentato esattamente com'è vita.
"Tu con le mani spacca tutto demolisci distruggi guida forte devi crearti degli spazi per organizzare la tua morte" 
E anche per oggi non se ne fa niente di questa Rivoluzione non se ne fa niente.
Non sono stato mai amato neppur minimamente voluto bene perché il bene l'unico solo me lo sono dovuto sempre dare io.
Non sei stata mai amata neppur minimamente voluta bene perché il bene l'unico solo te lo sei dovuto sempre dare tu.
Non hai mai amato neppur minimamente voluto bene perché il bene l'unico solo te lo sei preso sempre da chi non hai amato che ti ha amato.
E' ora di finirla.
SHHTTT!
Ora è ora di finirla.


 




Quando fui morto che lo ero da tempo di già li sentivo ad organizzare cose strane non è il caso di lasciar traccia ai non traccianti così la Volontà d'andar per Paria smembrato d'arti ai Cardinali che finalmente uccelli mi prendano come mai mi presero il tronco a Scimmie guardiane di qualche rovina sacra anacoreta nepalese o che cosa me ne fotte la dipartita non è mai geniale semplicemente banale distacco elettrico stupida abitudine umana come disperso sono stato per questa vita che mi si perda perso.
Occorre solo lasciar Traccia Forte d'Opera l'AnimⒶ Testimone che ancor nell'aria tua le senti tutte le Grida di Cesare.
E dell'ultimo Lupo sacrificato marsicano.




- tempo di stesura: una notte intera
  tempo di gestazione: una vita intera
  didattica: Alda Merini -

Lucio Galluzzi
C2013CCL

domenica 15 settembre 2013

FA DIESIS MINORE

Il dolore non so dove trasporterà tutta questa gente.
Di certo non nelle braccia gli uni degli altri, neppure presi per mano, sicuramente lontani.
Il dolore metro e peso d'umana presenza in queste terre, discriminante d'accesso a fratellanza, imprinting per riconosce simili, lo dimenticano.
Come hanno sempre fatto per ogni benedizione.
Hai presente le appena vedove in India?
Parenti, figli, amici, curiosi, brahmani, perfetti sconosciuti gridano più della moglie per coprirne le urla, s'ammassano su lei, la buttano sulla pira; come da sempre, lì, si dirà, tutti diranno, che la poveretta s'è lanciata da sola nelle fiamme.
Il dolore annegato nel fuoco.
Le ceneri affogate nel Gange.
Solo la morte celebrano santa.
I morti da morti li salgono al paradiso.
Mai la vita, il vagito, i piedi che corrono, la lotta qui ed ora.
Questi esseri che si sono chiamati umani, d'umano si sono dati solo il trascendente.
Sono contraddizioni in pena erranti.
Schiavi eterni, non di padroni e Olimpi, vittime e carnefici di se stessi medesimi.
Così è che l'amore è terminato, scarico, da tempi e tempi.
Scatarrato a terra come un Big Babol pannaFragola dopo solo 10 minuti di masticamento e succhio.
Rifiuto non rinnovabile.
Una volta quelle cingomme le addizionavano con intestini di ratto.
La moda cambia.
Ora sono più 'pulite', umanamente accettabili a livello internazionale.
Fanno così con tutto.
Sterilizzano e rendono accettabile come negli Ultracorpi.
L'amore l'hanno depurato, evirato, aspermizzato, distillato, pastorizzato, esposto al Cobalto.
Ora è similmente santo in morte e dolore negato su pire parentali.
Giammai parenterale, l'anale implica godimento almeno d'uno, quindi no, se lo negano.
Se lo menano.
Forse seppure.
Anzi, neppure.
Mi ritrovo spesso, quasi un continuo,  col volto tuo che è il mio.
Vorrei cancellare il quasi.

Lucio Galluzzi
C2013CCL


venerdì 13 settembre 2013

GIARDINI

Come gabbiani urlano i bimbi quando giocano
o sono i gabbiani che giocano ai bimbi
acuti sopra ottave superiori oltre le nuvole
noi non apparteniamo al leggero
si è fuori dal mondo della magia
pesiamo di scarpe che offendono erbe
incapaci al volo gelosi d'effimere
eppure quelle in arco di minuti sono Luce
arcangeli d'iridi pur senza Sole
la notte splendono
di giorno tessono tappeti
sete calate dirette alla Fonte
Come rondini la sera ai campanili
girano le biciclette dei piccoli a rotelle
la gioia senza condizione alchemica
trasmuta in voli su mari
i gabbiani di prima
armoniche accordo d'aria
sale Haendel
sono sordo.

Lucio Galluzzi
C2013CCL

sabato 3 agosto 2013

HAIKU #2

... in tutto quello che la vita si contiene
da basse orbite d'occhi su prati blu
celeste d'armonia la danza verso fonti
si flette rispettoso il gelso
alle farfalle.

Lucio Galluzzi
C2013CCL

THEY, THE PEOPLE [Adorno suite]

[colonna sonora]




Quelli che non sanno più amare e ti dicono che non possono perché non è più tempo, incapaci d'ammettere a se stessi la solitudine nella quale si sono cacciati; non la vedono neppure la miseria del proprio condurre, ma giudici con gli ermellini, sentenziano sull'amore altrui, lo sbranano, se ne servono come trippa coi fagioli, ma loro sono vegetariani, anzi vegani. S'interessano ai cuccioli abbandonati, ne fanno, apparentemente, loro ragione di vita. Tutto il resto non c'è, neppure i cuccioli d'uomo; spersi nei canili della propria disperazione compilano editti, collezionano orrori e se tu non la pensi come loro, allora devi morire.
Quelli che le maschere di carnevale non se le tolgono mai, false personalità sempre più paludate, dicono una cosa per farne capire un'altra e l'italiano lo usano come optional; neppure la notte, a letto, si mostrano il viso, stuccati, scagliolati, cesellati, dipinti come madonnine, identici alle bottigliette virginiane d'acqua di Lourdes, amano Dio e strafottono il prossimo. Bugia dopo bugia, bestemmia dopo eresia. Eccome si battono il petto per i peccati altrui.
Quelli che Cristo in croce che dolore, armati di chiodi rugginosi, mazze e martelli, sempre pronti alle crocifisisoni dello straniero da loro, l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo togliendo chi loro pensano peccatori dal mondo. Raccolgono il sangue condito e zuccherato, ne fanno confettura per crostate, si ritrovano a salottare tra un tè obbigatoriamente biologico Zen e fette di morte ben allineate su Tognana di lusso immacolata.
Quelli che non hanno altro da fare se non cercarsi un Maestro e lo trovano, eccome se lo trovano! Non ha importanza se truffatore o meno, basta che si dichiari Maestro. E giù a versare donazioni obbligatorie per lo spirito e la conoscenza che non prevede mai la visura del conto corrente del Guru di turno. Ma è Maestro e come tale lo seguono, nel bene e nel male, soprattutto nel male. Ignoranti che da una vita non studiano. Deficienti clinici che sanno approfondire questioni solo memorizzando Gazzette dello Sport e prodezze di squadre in mutande. Ma hanno il Maestro. E' la moda. La novità. Un Maestro formato Iphone 5 e se sei proprio sfigato e non te lo puoi permettere c'è sempre l'ultimo Samsung, Galaxy, a rate.
Quelli che sono tutto un accumulo. Possedere e possedersi. Avere piuttosto che essere. Esibire il supefluo perché oltre quello non hanno altro. Se si tolgono la mutanda elasticone Kelvin Clein spariscono alla vista. Sono mutande, nient'altro che quello. Santa e Beata Palestra Comunione giornaliera, negli spogliatoi, sotto la doccia, a paragonare misure di minchia diversa dalla loro, invidia sommata ad ammirazione per le carni, le identiche ai ferri al sangue a chili che si fanno per non sgonfiare. Le botte alle mogli, ai figli, facce spaccate agli amici, una pista tira l'altra, pastiglietta, Red Bull, disco e me ne fotto, inculami forte, ma sono etero e sposato.
Quelli che non sono gay, ma nemmeno bisex, neppure etero, metrosexual... insomma: quelli che non sono. Che l'etichetta non è giusto usarla, meglio non essere definiti perché la libertà è bella, la scelta non condizionata di più. Desiderano quello che non si confessano più del sale per la capra, ma guai a scomporsi, non sia mai che si affermino per quello che sono realmente, acquisendo un millimetro di crescita di fottuta coscienza.
Quelli che da mattina a sera si lamentano per il Paese di merda nel quale vivono. Neppure la notte staccano la spina. S'incubano, bestemmiano, maledicono, invocano le Brigate Rosse, il fucile, i partigiani, una bella rivoluzione coi controfiocchi. Che non ce la fanno più a tirare avanti e tutti questi stranieri che chiedono elemosine quando entri nei supermercati, i cinesi che si comprano tutto, ormai non puoi neppure prenderti un caffè italiano, ci sono loro dappertutto. Eh no, così non si può andare avanti proprio no. Ma vedrai, te lo dico io, ci sarà un bagno di sangue, il popolo non ne può più, si ribellerà, questi porci li voglio vedere uno per uno a penzolare dalle corde a testa in giù. Quelli che sono andato a votare perché è un dovere, non darò mai il voto a quel nano, l'ho dato a Bersani, adesso facciamo le barricate e se non basta, la prossima volta scelgo Grillo.
Quelli che sono stato a Medjugorje perché lì la Madonna c'è davvero, ma non sono andato per me, non sono egoista. Ho affidato questa Umanità alla Vergine Santa, che ci pensi Lei a fermare la barbarie. La gente non li vuole vedere i segni dell'Apocalisse, eppure sono lì sotto gli occhi di tutti. Mica sul Vangelo c'è scritto che gli uomini devono far l'amore con altri uomini o donne con donne, uomini che nascono donne e donne che vogliono diventare maschi. Bianchi che si uniscono con negri, tizi che vivono nel peccato mortale unendosi contro natura e vanno in piazza a protestare perché vogliono pure adottare bambini... No, mia casa signora, se non l'ha ancora capito glielo dico io: siamo alla fine dei tempi e dobbiamo darci la mano noi cristiani, stringerci tutti insieme, amarci, volerci bene, ridiventare comunità e assemblea, non solo scambiarci il segno di pace, ma praticarla la pace. Ci penserà la Madre Nostra a buttare tutti questi satanassi all'Inferno, è lì che devono finire, a bruciare vivi per l'eternità. Non dobbiamo farci problema etico sa? Ci pensi bene alla parabola della vite e dei tralci...
Quelli che io ti amo per te mi butterei nel fuoco, sei la mia vita, oltre te nulla. Hai riempito i miei vuoti, senza di te sarei un contenitore privo di senso. E' con te che voglio vivere per il resto dei miei giorni. Ma sai un conto è l'amore che è qualcosa di totale e spirituale anche e soprattutto spirituale ed è quello che siamo IO e te, un completamento, una sola persona, tornare a casa la sera e sapere con sicurezza che troverò il profumo di famiglia, l'odore della cena, le cose buone, svegliarmi al mattino in un letto non freddo nell'altra metà e tutto questo è il miracolo del trovarsi e sorreggersi. IO so che tu sei la mia benedetta stampella che non cadrò mai con te a fianco. IO non cadrò. Ma sai, un conto è lo spirituale e lo so, IO lo so che mi capirai perché IO ti amo e tu ami IO; IO ho bisogno anche altro però, come tutti, siamo cacciatori per natura.
Quelli che sto male non ce la faccio più, davvero, ti ho chiamato perché se non parlo con te vado fuori di testa e m'ammazzo, mi sparo giù dal balcone, che dico?, no meglio che mi ingollo tutte le gocce del flacone, non voglio infastidire oltre, sai, meglio che mi tolgo di mezzo... Mi dispiace che tocca a te ascoltarmi, ma tu mi capisci. Lo so che se anche ti chiamo nel cuore della notte mi rispondi, altrimenti le amicizie a che servono?, poi lo sai che quando mi prendono questi momenti non dormo e devo parlare anche fino al mattino. Pensa che oggi al supermercato ho cercato le lamette, sfortunatamente non le ho trovate, sennò non sarei qui a riempirti le orecchie... Sì, me l'hanno detto che eri in ospedale, ma non ho fatto in tempo a passare. Sai com'è. Volevo venire a trovarti a casa però proprio in quel periodo avevo casino con la mia convivenza. Mi dicevo passo domani, l'indomani la stessa cosa, ma tu lo sai che ti voglio bene, ti prometto che prima o poi passerò, no perché adesso parto per un po' di vacanza, devo assolutamente andare a rilassarmi in Nepal, porto anche il mio amore con me, avevo anche pensato che ti avrebbe fatto piacere se ti portavo i ragazzi e te li lasciavo lì da te, però li mando in Costa Brava fanno un corso da sub, nella vita può sempre servire. Spero davvero che al mio ritorno mi sia passata questa voglia d'ammazzarmi e te lo giuro la prima cosa che farò è passare da te e portarti dei fiori.
Quelli che io eseguivo solo ordini, non ho colpe, ne ero costretto, ne sono obbligato, lo farò.

[note a margine e indici]



Lucio Galluzzi
C2013CCL