martedì 5 maggio 2015

Lampìa

E' normale quell'impercettibile caduta
sembra nebbia di radura in aprile
verso la fine tra il sole ancora non caldo
al mattino e il il banco che s'apre è giorno
quasi chiaro completo un Mistero quotidiano
preoccuparsi delle minute differenze
fermandosi vuoti di pensiero senza incrinare
l'esatto equilibrio d'aurora e alba
lentissime s'incanalano verso sera
crepuscolo e tramonto ed è ancora giorno
vivo sempiterno divenire d'uguale frequenza
è un'illusione la notte che il nero non esiste
ma summa imbibita d'Iride tutta.

E' normale quella trasparente bruma
mobile organismo che non riflette
neppure ci pensa al calcolo della perfetta ridda
eppure circola in moto stabile accennato appena
gli assenti fissi a quello scendere di punti
non se ne danno ragione vanno oltre
forse è caligine o polvere di sempreverde
pollini sospesi magari sfarinature d'aria pesante
riverbero dopo barbaglio un quanto di luce
che come qualsiasi particella di materia
tridimensiona precipitando fotone
qui sta il Miracolo d'una scintilla.

Lucio Galluzzi
C2015CCL

sabato 2 maggio 2015

DENATURA VITA



Superior i pensieri in punta d'anima
gravitano sul peso assente
ciò che da Terra strappo lì s'impone
la mia tara.


Lucio Galluzzi
C2015CCL

giovedì 9 aprile 2015

PTERONOFOBIA

Le sberle degli Arcangeli
lasciano stampi sulle gote
sfortuna vuole temporanei
non danno momento
bastardi come sono
alla tua mano poggiata
sul sigillo della loro
e mi dispero ogni volta
disperso di sete forte
senza sfiorare goccia
i fiumi lenti nei quali immergo
l'anima pesante.



lucio galluzzi
C2015CCL

                                                                                                               per h. thomasson

martedì 7 aprile 2015

YERSINIA!




Ménin àeíde, theà
ma era una stonata crepata campana
in cima al monte a stordire
tutta l'archeologia fisica dabbasso
non importava a quelle rovine
manufatte genuflesse maltate
invero per quegli altri cantava la sgolata
ai reperti d'emozione e coscienza
capaci fino alla tragedia
arrampicarsi più sopra quella vetta
raggiungere la poesia e il ferro
Ménin àeide, theà
ma era assetata quella laringe profonda
tanto che a passo lentamente epico
si fa per dire era finto glorioso
scalza uncinate unghie aquiline ai piedi
sapeva trovare il sangue laggiù
in tutti i nostri Peloponnesi
funesta grida s'era di morti
giovani pulsanti rosso e seme voleva
e Ira metempsicotica invase Europa
anche Io e Giove sconfinò
Ménin àeide, theà
ma non bestemmiava la vedetta
agli dei tutti è dovuta nessuna riverenza
privi di bene saggezza giustizia
[i teologi si fottano tra loro]
 letali interferenze
manifesti agenti strategici disturbi
ed è così che piovono i Mehomeena
a strali infiniti per l'offeso sacerdote
i numi tutto compiscono
saltare un tendine strapparsi il timo.


Lucio Galluzzi
C2015CCL 
 

giovedì 19 marzo 2015

STRARIPANTI VIVERI



Quella volta che t'incontrai
tra le tante volte uguali
eri più cadavere del solito
un lieve passare sul Pincio
immaginato lungomare
fino al Muro Torto
non fosse stato per i pattinatori
potevi essere Monumentale
tanto t'esibivi di fottuto silenzio
mancavi pure d'Edera
idiota come sempre
riconoscevi Ficus
ciò che erano magnolie
io mi toglievo dai coglioni
tra le tante volte uguali
colonnati apparecchiati murari
senza tavola e tovaglia
non mangio con esiziali
tra le tante volte uguali
un preciso lancio
un boomerang sono
mi ritorno indietro tra me
in me nelle mie mani.

Lucio Galluzzi
C2015CCL






lunedì 16 marzo 2015

RIPRESA





Trismegisto tre volte verde
in cava smaragdina
le facce unite una all'altra
mi ricordava quell'Arcano
sì, quello dei Led Zeppelin,
chissà poi perché lo fanno?
I versetti sono apparizioni
repentine fulminate
una spadata di luce
alla fronte centrata
netta il Verbo isola Lemmi
un rumore solo unico continuo
battente imperativo bastona
cazzo c'entra ora il terzo occhio?
E' vero sì che qualche volta
t'apre il frontale di notte
sempre tre volte Trismegisto
fisso al Giovanni chino
indecente senza mantello
riposto al masso in sette pieghe
Erano ermetiche lontane
le lavanderine
e i ferri sulla Tabula.
Finisce così
come un pezzo dei Discharge.





Lucio Galluzzi
C2015CCL





giovedì 12 marzo 2015

L'OROLOGIO A PENZOLO - CAPITOLO PRIMO - PARTE SECONDA

"Sai cosa c'è che non va in questa sequenza?", mi disse, leggermente insoddisfatto, Felix, "la miseria della misera non è rappresentata come dovrebbe. C'è un non so che di ancora umano nel disumano sparso, eppure è a pezzi. Che crudeltà feroce concedere ancora espiazione e magari pure un Purgatorio. Sprecare così la certezza del Male ammettendo in scena pure la Luna..."
E' proprio così.
D'un tratto solo, forse anche due, mi ricordai di quel periodo mistico rosa, tra croci e fichi freschi, dei canti lontani e il pungente fumo dei cespi d'origano bruciati per far spazio ai solchi.
Un turibolo espanso fino a Scilla, e anche oltre, la mia Terra.




Un'Arabia di basse bianche moschee e cristi scorticati, conventi e malaffare.
Malaffare specialmente.
Contraria a me quella delatrice.
Sì, esatto, quella con quel pacco di sivo ribollente, rima alla meschina.
Non se ne andava.
Avversa.
Tempesta del focolare senza un solo Angelo soccorritore.
E liolì e liolà questo amore si farà
si farà d'oro e d'argento
d'affondare il bastimento
bastimento poi non c'è
io mi sposo con il Re
Re e Regina al matrimonio
nella Chiesa è un manicomio
Me la cantavo e me la suonavio io la messa, non potevo fare altrimenti.
All'asilo non vedevano di buon occhio un prete.
Immagina una suora.
Per giunta Badessa.
Due Badesse sotto lo stesso tetto possono anche starci, ma come marito e moglie, peccatora e confessora.
D'altro no.
Così ogni sera tornavo dentro senza aver visto neppure uno strazio di tramonto.
Mi serviva come un ventilatore polmonare, ma gli Dei condedono cose a chi non devono, i devoti a chi bestemmiano.
Da mane a sera.
Te lo potevi immaginare tu che il tramonto da noi è di mattina?
Troppo rosso per essere Alba. Troppo chiaro per Aurora, lo sfrigolio e il tanfo di curcuci annunciavano un ben diverso prologo.
Difatti tutti lo sapevano tranne me.
Ai bambini appena svegli u cuntu dell'Arcangelo non glielo fanno mai.
Si spalancò la persiana. Non un alito di vento. Non un colpo di tosse nuvolare.
Paralisi invasiva.
Rumore azzerato.
Frame motion.
Era bellissima Gabriele. Spada enorme. Veste azzurra come il mare di Pellaro.
Bello come non so.
Odorava d'Annunciazione proprio lì sotto.
Curioso ma già sapevo che aveva nulla.
Non hanno sesso. Non ci trovi quella cosa e nepppure l'altro soggetto. Che vengono a fare allora?
Vengono e basta!
Non mi posso distrarre, niente domande, fatemi la Carità.
Si abbassò sul mio viso. Secondo me era alto forse tre o anche quattro metri. Una Giganta.
Mi soffiò in bocca senza lingua. Manco quella hanno.
Me la fece.
L'Annunciazione.
"Sugnu Giovanna, chidda d'Orleans, mischina, abbruciu c'avi centinara d'anni, varda u focu ca' mi cunzuma e m'arruvina. Vinni acca' ndi tìa pì nù fattu capitali. Non sciatari e apri i ricchi bòni: mi mandaru mu tu ricu chiaru e tundu, tu cì comu ammìa, preciso, figghia, sputatu. comu gemelli simu.
Viri ca pì seculi ri seculi tu figghi non ndi po' avìri. Infatti jeu non sugnu Patri. Ci spiai o' Patreternu sì mmi potiva fari Matri e chiddu s'allisciau u biffiu, na puntata nto' culu e fui scafazzata ndi sta mundizza. Ora tu a ffari comu ammìa, chistu è u Destinu, a' Magarìa, u Nfernu tuttu... E siccomu nu figghiu mi manca assai... mi mpreni? Setti simani ti lassu pa' risposta e quannu tornu o i na' manera o i n'autra ti vogghiu!"
21 giorni.
Neppure una ovulazione finita.
Ma io che ne sapevo di queste cose?
Santi, Martiri e Regine.
Inzio così il mio periodo di stipsi petrosa.
Alla Madre Terra non lasciavo nulla.
Si sa quelli troppo sensibili se ne fottono degli altri.
Gli altri si fottono quelli sensibili.
Era la mia nemica.
Davvero.


Lucio Galluzzi
C2015CCL