mercoledì 11 marzo 2015

L'OROLOGIO A PENZOLO, CAPITOLO PRIMO



Ho preso il mio quaderno. Quello di una volta. Il quaderno mai avuto, ma sempre presente sotto le ascelle dello scriba. Mi assentavo sovente dal mestiere. Non lei che senza dirmelo scriveva di me, di notte, sibilando. Che distratto! Sedeva alla stessa nostra tavola. Io che neppure avevo speso una virgola per descriverla. Era da sempre lì. Un culo troppo piccolo per essere gradito anche alla sedia, smisuratamente grande per un pantalone, anche per una gonna.
Lei li metteva tutti e due, ignara del livore procurato ai pochi peni tristi, rattrappiti, in quel corridoio dalle porte sempre chiuse.
Non ho mai capito quanti anni avesse più di me e comunque più di tutti. Era vecchia come il colore dei suoi capelli, tinta rancio unito a struttto ormai passato, non solo di moda.
A volte, al sole, le ciocche restituivano un fucsia acceso, come quelle lampade eterne ai lati degli altari in chiese maledettamente moderne.
Era lei stessa una maledizione. Non lo so se fosse mio fratello. Neppure mi sono mai chiesto circa la presenza vaginale.
Era una spia. Una nemica travestita umana. Certe volte, da seduta, allargava le cosce. Dal tessuto dell'indossato comprendevo tutto l'orrore d'avanzata cellulite. In mezzo era gonfia. Imbarazzantemente gonfia. 
Disdicevole.
Ha sempre pensato, e lo so, d'essere una figa. E osava anche parlare. Un lamentoso sbavante sospiro continuo di vocali in falsetto, orgasmava pareva. Non c'era da ridere.
Faceva davvero paura, cazzo se lo faceva.
A se stessa.
Ricordo, forse era aprile o inizio maggio, la mia catechista mi portò in una angolo: "Cosa vorrai fare da grande?". ' Vorrei morire.'
Eh no che non si può. Un bimbo poi che così bestemmia la vita santa donatagli. Non si deve.
Ma io da grande volevo seriamente fare il morto.
O la monaca.
Non una semplice monaca.
La badessa cattiva, tipo strega santa, per terrorizzare le vergini. 
Oppure se non fossi morto potevo anche scegliere la professione della macchina per cucire.
Solo ed esclusivamente per affermare all'Universo tutto che è "per" e non "da".
Un'Olivetti lettera non so, qualcosa da pigiare con le lettere e i simboli insomma.
Macchina per scrivere.
Per e non da.
Lo diresti "mi sono comprato giustappunto un'automobile da viaggiare in lungo e in largo?"
Sì vero?
Lo sapevo.
Era davvero una spia. Divoratrice di beni  e pasti altrui. Ero certo che avesse pure mangiato il pisello al marito, o alla moglie... Ma glielo aveva fatto sparire così, a morsi veloci.
Dicevano fossi un po' anormale.
Se lo bisbigliavano.
Era tutta una farsa. Ero perfettamente consono. Solo che il mio sesto compleanno non era ancora arrivato. Si sa, è scientifico, tutti approfittano dei cuccioli quando hanno cinque anni.
Tutti proprio tutti. Lo fanno anche con le cose tue care.
Se hai un uccellino te lo strozzano, un gatto te lo avvelenano, una bambola te la disarticolano, un futuro te lo pisciano.
Che me ne importava? Tanto io da grande volevo morire.
Ero troppo sensibile e come tutte gli esseri sensibili me ne fregavo degli altri, pensavo solo a me stesso.
Sapevo dalle mie vite passate che gli altri manco mi vedevano, quindi ero sano.
Figurati se avevo la patente!
Si è mai visto un poppante che guida?
Mi portava in giro quel mio fratello, forse sorella, poi parcheggiava al sole, bloccava i finestrini, sbatteva la portiera, chiudeva a chiave e andava.
E' pensabile fosse certo o certa che al suo ritorno mi avesse rinvenuto cadavere.
Cretino, cretina!
Un cadavere da rinvenire?
Alzati Lazzaro e cammina?
Non li ho mai sopportati questi grandi, non mi trovavo bene allora figurati oggi.
Sì ok, sono morto, ma questo significa nulla.
Dovrò in qualche modo svegliare mio fratello. Mia sorella. Il lattaio non è un postino. Non suona proprio. Se non fanno colazione poi si arrabbiano e mi urlano.
Devo svegliare mia sorello. Mio fratella.
Che siano morti anche loro? Lui? Lei? Eppure fino a ieri russava/no. Magari è il destino. Un fato fortuito. Un gioco di Sibilla. Un occhiolino di Sfinge. Devo risolvere il problema.
C'era un grandissimo orologio sparato laser sulla parete di fronte. Anche la parete era smisurata.
Una lancetta segnava le zero, l'altra le sei, una lancia al costato, un Giudizio Finale, era il Tempo del Congedo.
Ma del dolore non ho voglia di parlare adesso.
Era una perfetta spia.



Lucio Galluzzi
C2015CCL



martedì 3 marzo 2015

ROSSO

Hai mai alzato gli occhi
solo leggermente sopra il coperchio
battendo sul tempo l'inizio del sibilo
alla valvola della tua oppressione?
Un non meglio identificato legume
lesso sciapito stracotto spaccato
senza nerbo e neppure principio di germe
sterile poveretto che continui a sobbollire
tanto che neanche normale cottura s'addice
il cibo dell'anima a un palmo dall'ombelico
l'unica tua cara preziosa amica la mano
la memoria chiazze gialle tenute lì
in ricordo di schizzi troppo passati
irripetibili ormai
ormai irripetibili
invecchiano su stoffe dozzinali
color miseria e poco più nulla
ancora per niente
per niente ancora
Sapessi la pena d'ogni mattina
la badante di Marx aggirarsi
come ladra costretta imposte chiuse
maledire il marito ad ogni spolverata
mentre quello dormiva sonoro
sicuramente dopo aver ancora generato
Rosso.

Lucio Galluzzi
C2015CCL




domenica 1 marzo 2015

DIDEROT A PIETROBURGO


Abbracciami ora
ora abbracciami
non so ancora se adesso
o dopo tra un po' poco
domani si deve andare
chissà con quale mezzo
mi è sconosciuto
perché ci ritroviamo
così come siamo
in questo momento
a Leopoli su letti d'ermellino
falsissimi
come la pelliccia sull'Afrodite
forse non è Leopoli
forse è un manicomio
forse siamo a Mannheim
che strano i vetri veneziani
dimenticati su mobili
d'ebanisti libanesi
e gli odori del profano
profonda parafilia
ci fanno notare il portagioie
bianco come tutti i bagni
qui dentro
sopra c'è scritto "regalo nostro"
di fronte "solleva subito!"
dentro c'è Sacher
sminuzzato
non c'è traccia di composta d'albicocche
neppure cacao
niente zucchero
disaromatizzato
giace tra le polveri
delle sue cedevoli ali
dissociazione e capovolto
il set notturno
fino a che l'uscio di apre
entra avanza Emilienne
la pervertita
coi ragazzi di lato
forse ragazze
chini/e ai guinzagli
ci invita ai padiglioni del bagno
"entrate nell'acqua gelata
entrateci ora"
e di laggiù sentivamo
sottofondo stramodulato
"in sitting the DSCHUNGEL
on NURNBERGER STRASSE
a man LOST in TIME
near KaDeWe
just walking the dead..."

Abbracciami ora
ora abbracciami
dissociazione e capovolto
il set notturno
fino a che l'uscio l'altro
schiude il Mattino
perché mai deve far Alba?

Lucio Galluzzi
C2015CCL

mercoledì 25 febbraio 2015

IL LATTE ALLE GINOCCHIA


 


Mi abito dentro non so davvero
dello scrivere mio se non quando parole
cadono a valanga dal vomito fuoriuscite
vergate da stilografiche caricate a sudore marino
è così che si diventa Dio facendo Cosmi e dismisure
d'incensi lordate le carni fino a bruciare
carbonella barbecue all'aperto
buttarci sopra benzina alimentare lo scoppio
d'incensi lordate le carni fino a bruciare
ahimé la Letteratura sporca alle mani
di Creta l'impasto del creare e ridar vita
è così che si diventa Dio facendo Cosmi e dismisure
e mi chiedi mi chiedi un continuo numerale
per noi che si scrive seguendo il Suggeritore
spesse volte sono molti più d'Uno
ci vorrebbe un Atto senza Dolore
dar fuoco al Luogo Presente insieme a te
e alle domande che si domandano sole
cadono a valanga dal vomito fuoriuscite
io non sento ormai più e sei presente
fin quando io lo scrivo il Verso forse prima
giacere in forma di libro abbandonato
sulle ginocchia d'un qualsiasi giornalista
forate d'amabili Parabellum a sversar latte
Mi abito dentro non so davvero.

Lucio Galluzzi
C2015CCL

domenica 8 febbraio 2015

ANCORA

E' perché non fu possibile
ai tempi d'allora che c'erano
il calibro esatto degli abissi
i mari per nulla interessati
se ne stavano in altrove letti
qualcuno che sa racconta cieli
compressi d'arie d'alte ottave
che poi noto è pure al profano
costringere Ossigeno non si deve.

Sicché rovinarono dabbasso
valanghe universali ratte
di rombi repentini assai
chi veloce parla è sicuro
quasi sempre non si tace
e noi con loro stramazzati
in questo albergo a ore
s'affittano pinne e anfibi.

Ancora.


Lucio Galluzzi
C2015CCL


lunedì 2 febbraio 2015

STELLA

Sono altrove
in quell'altro posto
dove molti ne sono
di cieli d'afflizione
io sono un ragazzino
buttato giù dal muro
in un ottantanove
che poi è domani stesso
in piena guerra e geli
pannolenci ai piedi
Jules Verne il mio nemico
spietato e silenzioso
guardo violoncelli
infissi in schiene di passanti
e la sera in filodiffusione
alcune madri nate cattive
che così è da sempre
la mia tastiera abbigliata
come un Debussy
e tu che non hai una parola
mi guardi dove non sono
piangi a secco come una bestia
fingi di farmi le feste
ti manca la coda.

Ora guardo esodi infiniti
nel tuo petto spopolato
com'ero ieri sono pure il domani
il mio domani che non sei tu
in clementi corrimani
di centri commerciali
su scale ferme mobili
nella mia cuccia di basalto
sul soffitto il film lento
in danza di sciancate
tra rosse echinodermi
piove la bava
di questa infame età.

Sono altrove
immobile
nel continuo temporale
spio da una ferita il mondo
mi chiamano anche lambda
a volte kappa
so d'essere beta
sono il delta
nell'espressione del Fastidio
senza soluzione
vedo autobus color miseria
su linee di pianto
giardini giapponesi
passati dall'aria d'Uusimaa
un improvviso Sole
dalle finestre chiuse
d'artisti
sputano genio ostie
e morte in piena Luce
se aspetti
lì di lato
c'è una Stella
all'anagrafe non Edelweiss
può tornare a trovarti
per raccontarti di me
mi conosce da tempo
abita la porta accanto.

E tu che non hai una parola
non ne hai mai una
proprio come una Stella.

Tu non hai una parola
Tu non hai una parola
Tu non hai una parola...





Lucio Galluzzi
C2015CCL
 





martedì 20 gennaio 2015

LIBERA ME DOMINE [redux]

Se non fosse inutile sequenza di catena zuccherina
buona neppure a maniglie dell'amore
quel dio creato per l'essere voi giusti
sarebbe  abile e più famoso cecchino
d'ogni oltremanica, porte d'Ercole
Costantinopoli liberata
inizierebbe dai poeti
prima a me
fino a te.


Lucio Galluzzi
C2015CCL