giovedì 12 giugno 2014

PERSEPOLIS E D'ALTRI FIGLI

PREFAZIONE

 

Rovinosa.
Insostenibile leggerezza del tessere
apparente gioco giocato giocoso
quella Gioconda la notte era moglie
per finta fin troppo saputa
all'alba si radeva come conviene
a Nessuno oltre lei
la lama poggiava sapiente
una volta al mentore
l'altra alla trama
ordiva tragedia insaputa
serpenta cava
tanto per non citare alcuna Tessalonica
vedova di figlio
combattente lontano
eppur di nutrice appagata
Esiziale.
Per discendenza senza scale
in canonica d'armonio
i Re tutti uniti insieme al Padre
Caini e Buoi dei paesi tuoi
chi lo affida al Nilo
altri al solco
per un una zecca
uno zoccolo quello è salvo?
Malaugurata.
Famiglia come porcaio
e ci vuole fegato
a sostenere il Fuoco
furibonde le ambulanze
s'abbatterono sul figlio
che poi era il Padre
e la Madre
e Sara
Ofidia canta
rastremata 
eretta
una colonna
che è nel nome del Padre
e del Figlio
dello Spirito Santo
l'originato originale
Peccata Mundi
perdona loro
che m'hai abbandonato
non sanno quel che fanno.
Emipericardio.
Un marzo non qualsiasi
tornavo dal Luna Park
era mattina
una mattina non qualsiasi
d'una solita Los Angeles
avevo mangiato la ragazza
quella che il giorno prima
mi sorrideva al bar
salutai Ellis
torno a meno di zero
chiudo con i romanzi
mi metto a tessere
l'insosternibile leggerezza.


 Lucio Galluzzi
C2014CCL





lunedì 5 maggio 2014

OIBO


PREFAZIONE





Dicevano al non poeta d'esser poeta
scrivere versi in smorfie numerali
loro versatoi bestiali
emoteche scadute
barriques di pregiata Serbia
a invecchiar dolori di parole decubitate
quelli lo dicevano
i medesimi lavoranti all'opificio
un colpo al cerchio
uno alla botte
una picconata alla schiena
succhiano dai pennini
siccitano assenti dai propri io
t'aprono le vene in verticale
d'esperienza precisi
e lo sanno bene istruiti
fino all'ultima goccia
si prendono l'inchiostro
fossero almeno fegato di Vampiro.

Dicevano al non poeta d'esser poeta
annotare i loro versi in ghigno
un coro in cerchio dionisiaco
neppure alcolisti ma anonimi
occultati malamente
scoscienziati fantasmi
manco in apparizione
ciechi alla nascista
in questa vita non loro
e nelle altre presunte precedenti
lasciano cadute le etichette
dall'intonaco sempre più cerone
in retroguardia
che la prima fila è scomoda
specie senza occhio di bue
soli senza Soli
è il circo stravestito
camicie su abiti
mutande sui cappotti
scarpe dentro calze
lapidi alla cinta
mura con costumi
nessuna costumanza
una pagliacciata.

Dicevano al non poeta d'esser poeta
loro che son Poesia
d'impressione tutta

senza più emendamento
alcuno.

Lucio Galluzzi
C2014CCL






domenica 27 aprile 2014

NURBERGER STRASSE

INTRODUZIONE



 SVOLGIMENTO

Ho visto Bowie piangere
come mai mi era successo
a ridosso di muri in Berlino
bruma di piombo denso
unica tonalità di incolore
grigio Germania dell'Est
che manco più la pioggia osa
lavare il testamento evidente
l'assenza così viva
che rumoroso l'imbarazzo
fragore e tuono subitanei
inaspettate sorprese
boati al cuore sussultorio
come ad acceleratore in fondo
t'impatta il banco di nebbia
la notte d'autostrade deserte
e parevano gli occhi miei
esatti d'umido sclerotico
se non fosse per i colori
ma che importa ormai
ora che ogni tinta è sfinita?

Lucio Galluzzi
C2014CCL 





sabato 5 aprile 2014

HAIKU [serie]

Ero morto
come i morti
sann'esser vivi
improvviso il vento!

Lucio Galluzzi
C2014CCL

giovedì 27 marzo 2014

DI LIEVE CONTATTO

Non so ancora le tue ere
nell'orbita della memoria
che ritorna e prosegue oltre
i roghi conosciuti bene
s'infiammano già lontani
è una sorpresa
le mie ceneri
accese
rimandano tutti i miei sè
veloci piogge a terra
e il torrido li riporta in alto
ali e lingue bifide
s'abbracciano più sopra
ancora di più
al centro dell'azzurro pallido

Così mi abbatterei
privo dei me
per ogni istante
al tempo che tu vuoi
mi calerei nel nulla
ancora
appena giusto
ti ritrovassi nell'affatto ora
ancora
un inedito amore
in questo medio cielo
vieni insieme puntami
al Settimo sebbene noi

Assoluto vuoto
questo Infinito
niente orizzonti
si formano
nuvole candide
procedono si perdono
ritornano
negli anni delle mie iridi
in marzo
mari di Amaranti
inabissano i miei sè
ondeggiano
nelle tue ere
sopra i miei tendini
oltre

Lucio Galluzzi
C2014CCL

domenica 16 marzo 2014

UNA DELLE MIE PIU' BELLE ODI D'AMORE

Sei idiota.

Lucio Galluzzi
C2014CCL

EDICOLA

Le distanze che ascolto
adesso
che non deve più accadere nulla
del tutto che è già stato
il tatto preciso di esserne offerta
senza alcuna messa
condizione turpe
accendo il Rotel valvolare
spargo i volumi
espando il mio solo
ed è un peccato permanente
so con esattezza il disegno
per me tracciato
estrudersi al nono mese
vagiti d'osanna alla morte
io non so davvero
non lo so
se sono uscito mai alla vita
può darsi che il mio incidente
a ben pensare
non sia mai stato
partorirai con dolore
di sudore il tuo lavoro
e sangue
umano errore calato in devastazione
ogni atto t'addolorerai due volte
condannato a visione tersa
esatta centrata alla foggia
sai perfettamente ogni minuta
la negazione non è permessa
niente Maya
tutto così limpido
cadono rètine e speranze.

Migliaia di volte e volte
strafatto d'illusioni
ora basta
professavo davvero l'abiura
finire il duello dell'esistere
scendere le palpebre
diamorfinarmi
non sentire più
sistemarmi
stendermi nella tana
attenndere di passare
divorziare dal fato corrotto
che mi ha devastato
adesso immagina
chiedimi cosa provo
resterò silenzio
T'adoro per giorni
non distolgo gli occhi
Ti chiedo di abrogare la storia
Tasformami
Ridisegnami
non sono maligno
ma armato perché penso
rispondo al Kalashnikov della vita
che mi massacra il viso
e non è giusto.

Impossibile capire
Babele i suoi confini
Le destituzioni
L'elevazione
L'imbrogliare
L'amare
Lasciarsi
Sparirsi
Attecchire realmente
Apri le nuvole
Posami sui nettari della presenza
Insegnami il belletto
la frode
la luce dell'andare
le sue porte
portami dentro ere mai viste
fammi raccogliere mele
indicami una sedia
toglimi dallo specchio
non farmi riconoscere
fecondami di pianti
fammi partorire l'improbabile
voglio svezzarlo
strafarmi nei traguardi superati
uscire dal bambino
essere infanzia e non possederla
fissare la bestia
capirla
metterle fine
dimostrami la dolcezza
di tutto questo
venire al mondo
e cominciare a tagliarsi
non è ancora tutto.

Con le rotelle non a posto
dentro al bambino
che non mi hanno mai permesso d'essere
neppure una volta
pedalare
in un cuore rubato ad Achille.

Lucio Galluzzi
C2014CCL